Tonno fresco dalla spagna messo sotto sequestro

 

Hai acquistato in negozio tonno fresco dopo il 25 aprile? Meglio che lo riporti dove l’hai comprato per chiederne la provenienza. Se è quello commercializzato dalla ditta spagnola Garciden non consumarlo: le autorità sanitarie italiane lo hanno posto sotto sequestro perché probabile causa di Sindrome sgombroide.


Le autorità sanitarie italiane hanno posto sotto sequestro, come raccomandato dal Ministero della Salute Spagnolo, alcune partite di tonno fresco provenienti dalla ditta spagnola Garciden. Il tonno potrebbe essere stato venduto anche in Italia allo stato sfuso in piccole quantità e in diversi formati nelle pescherie o nei negozi che vendono al consumatore finale. Il Ministero della Salute invita chi avesse acquistato tonno fresco, a partire dal 25 aprile 2017, a contattare il punto vendita dove lo ha acquistato per verificare se si tratta del prodotto commercializzato appunto dalla ditta spagnola (Garciden) e, in tal caso, a non consumarlo.

Il sequestro era stato disposto dopo la segnalazione di alcuni focolai di sindrome sgombroide collegati al consumo del tonno in questione.

Cos’è la “Sindrome sgombroide”

È stata ribattezzata “mal di sushi” perché l’aumento dei casi sembra dipendere dalla moda del rotolino giapponese. In realtà il suo nome ufficiale è “sindrome sgombroide”, un’intossicazione alimentare dovuta alla cattiva conservazione di alcuni tipi di pesce.

La sindrome sgombroide è causata dall’eccesso di istamina, una sostanza che si forma naturalmente in seguito alla degradazione dell’istidina, aminoacido particolarmente presente nella carne di alcuni pesci. La lista comprende soprattutto tonni, sgombri, sardinee acciughe. Gli effetti tossici si scatenano quando il pesce, che contiene naturalmente istidina, viene attaccato dai batteri che trasformano questa sostanza in istamina, cioè quando il pesce non è sufficientemente fresco o viene conservato male.

Dato che l’istamina è termostabile, cioè resiste al calore, il rischio non è solo legato al consumo di pesce crudo, fresco o precedentemente surgelato, come nel caso del sushi, ma riguarda anche tutte le conserve in scatola di tonno, sgombri, sardine e acciughe quando non sono processate e conservate nella maniera migliore. I sintomi della sindrome sgombroide compaiono poco dopo il consumo del pesce e sono simili a quelli di una reazione allergica: senso di nausea, vomito, diarrea, mal di testa, rossore della pelle su viso e collo, nei casi più gravi può manifestarsi un vero e proprio shock anafilattico, con ingrossamento della glottide e rischio di soffocamento che richiede un intervento immediato di pronto soccorso.

Come minimizzare il rischio

La temperatura di conservazione influenza la quantità di istamina prodotta: le basse temperature sono in grado di ritardare la degradazione batterica e quindi lo sviluppo di istamina. Ecco perché è importante rispettare rigorosamente la catena del freddo;

  • quando si compra il pesce occorre controllare che sia ben posizionato su un adeguato letto di ghiaccio o contenuto in frigoriferi ben refrigerati;
  • durante il trasporto, soprattutto nella stagione calda, il pesce deve essere riposto in una borsa termica con ghiaccio sintetico;
  • le conserve di acciughe non dovrebbero stare a temperatura ambiente bensì in frigorifero, anche nel punto vendita (non essendo sterilizzate ma solo messe sotto sale sono soggette a degradazione);
  • nei sushi bar, è bene fare attenzione alla vetrinetta del pesce, cercando di capire se è refrigerata. In caso contrario, o se il sushi è lasciato a temperatura ambiente a mo’ di piatto self service, meglio evitare.

Di: https://www.altroconsumo.it



 

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