L’ultima del governo: la tassa sulla Coca Cola (La Soda Tax)

 

È già scattata la corsa alla manovra bis di Pasqua. Il governo sta mettendo a punto il documento che dovrebbe servire a recuperare i 3,4 miliardi di euro richiesti dall’Europa per evitare una procedura di infrazione.

E così le menti di Palazzo Chigi hanno ben pensato di partorire una “tassa sulla Coca Cola“, ovvero un balzello sulle bevande ad alto contenuto di zucchero.

Secondo le stime degli esperti, come scrive Repubblica, dal nuovo prelievo fiscale lo Stato dovrebbe ricavare circa 200 milioni di euro. La tassa esiste già in altri Paesi, ed è passata sempre come norma per combattere l’obesità. Le labby delle multinazionali hanno già fatto muro e a quanto pare il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, avrebbe già posto il suo veto, bloccando l’idea del governo. Di certo invece c’è che aumenteranno le tasse sulle sigarette di fascia bassa e pure sulle scommesse. Dai giochi dovrebbero arrivare altri 500milioni. In primis verrà introdotta una “tassa sulla fortuna”, ovvero un prelievo sulle vincite che sale dal 6 al 10%. Poi si pensa ad un aumento dell’aliquota sulle slot machine (arriverà al 18,5%) e all’introduzione di un nuovo Lotto, basato su 50 numeri e non sui 90. Infine, lo Stato potrebbe anticipare alcuni bandi per le gare del Gratta e Vinci e del Superenalotto.

Critiche le associazioni di categoria. Aurelio Ceresoli, presidente di Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta le bevande analcoliche, evidenzia che “Il Paese ha bisogno di crescita ed occupazione e una misura come questa produce effetti opposti. Le ripercussioni negative sulla produzione e sull’occupazione, anche dell’indotto, comportano una diminuzione delle entrate da imposte dirette con conseguente riduzione di PIL e questo abitualmente viene poco considerato. Così come gli effetti a livello locale e sociale di misure di questo tipo, parliamo di migliaia di posti di lavoro. Non si comprende il motivo di una focalizzazione sulle bevande analcoliche già penalizzate da un’aliquota IVA del 22% (tra le più elevate della UE, dove la media è del 16.5%, in Francia ad esempio del 5.5) anche rispetto alla maggior parte degli alimenti che soggiacciono ad aliquote IVA ridotte (4 e 12%)”.

L’idea di un nuovo balzello, dunque, non piace all’Assobibe. “Appare ingiustificata – continua Ceresoli – la discriminazione su una categoria i cui consumi sono già in contrazione da oltre 10 anni e pesano per meno dell’1% delle calorie quotidiane assunte da un italiano. In Italia non si registrano i livelli elevati di consumo di bibite zuccherate né trend avvicinabili a quelli di paesi come USA, Messico e Gran Bretagna. In Italia, i consumi di bibite gassate zuccherate – già al terzultimo posto nella UE – sono calati sensibilmente negli ultimi anni. Senza tasse aggiuntive.”

Di: ilgiornale.it


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