Dal 10 luglio l’Inps attiverà la procedura per il nuovo contratto di prestazione occasionale, libretti famiglia e salario minimo.

 

Da lunedì 10 luglio l’Inps attiverà la procedura per il nuovo “contratto di prestazione occasionale” e per i libretti famiglia, le due nuove forme contrattuali che hanno sostituito i vecchi voucher. Data l’urgenza (oggi le proteste della Coldiretti, che lamenta che i ritardi nell’attivazione della procedura stanno mettendo a rischio le raccolte estive di frutta e verdura) l’Istituto di previdenza da lunedì farà ricorso a un numero di operatori di call center superiore al normale (oltre 2.300 persone in varie città italiane) per dare la possibilità a chi ha difficoltà ad avviare subito la procedura di farlo per telefono, con la stretta collaborazione di un operatore. “Abbiamo messo a punto le procedure in tempi record, meno di due mesi. – rivendica il presidente dell’Inps Tito Boeri – E’ stata preziosa l’esperienza dei voucher: abbiamo potuto sviluppare procedure trasparenti che cercano il più possibile di evitare il rischio di abusi. Tuteliamo il lavoratore, ma di conseguenza anche i datori di lavoro”.

Le nuove procedure, assicura il presidente dell’Inps, favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. E tra i meriti della nuova normativa c’è quello di “introdurre per la prima volta nel nostro ordinamento un salario minimo intercategoriale” di 36 euro, corrispondente a quattro ore di lavoro.

Libretto di famiglia per i privati. Il Libretto Famiglia è destinato alle persone fisiche “non nell’esercizio di un’impresa o di una libera professione”. Sono ammesse solo le seguenti attività: piccoli lavori domestici, compresi quelli di giardinaggio, pulizia e manutenzione, assistenza domiciliare a bambini e persone anziane o ammalate o affette da disabilità; insegnamento privato supplementare. Inoltre dal gennaio dell’anno prossimo includerà anche i servizi di baby sitting, che per il momento continuano a essere erogati e compensati con la vecchia normativa. Il pagamento avviene in forma simile ai vecchi voucher, attraverso “titoli” che compensano con 10 euro al massimo un’ora di lavoro. Questa cifra include 8 euro di compenso per il lavoratore, 1,65 euro di contributi alla gestione separata Inps, 0,25 centesimi per l’Inail e 0,10 centesimi di oneri gestionali.

Contratto di prestazione occasionale. Riguarda professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni e altri enti di natura privata, imprese del settore agricolo e la pubblica amministrazione. Il datore di lavoro deve provvedere a registrare se stesso e il lavoratore, versare la “provvista” attraverso il modello F24 o pagamento elettronico (anticipare cioè le somme necessarie al pagamento dei salari delle persone che intende impiegare) e comunicare l’avvenuto svolgimento della prestazione lavorativa. Al pagamento provvederà l’Inps il 15 del mese successivo allo svolgimento del lavoro, con accredito sul conto corrente, sulla carta di credito o attraverso un bonifico domiciliato che potrà essere riscosso presso tutti gli uffici di Poste Italiane.

Il compenso minimo. Qualunque sia la durata della prestazione lavorativa il compenso minimo giornaliero non può essere inferiore a 36 euro (corrispondenti al pagamento di quattro ore). Per le ore successive il compenso è fissato dalle parti ma non può essere ancora una volta inferiore ai 9 euro l’ora. A questa somma si aggiungono 2,97 euro di contributi alla Gestione Separata dell’Inps, e 0,32 di premio assicurativo all’Inail. Inoltre si applica l’1% per gli oneri di gestione.

Le regole e i limiti. A differenza dei voucher, il nuovo contratto di prestazione occasionale non ha solo tetti economici, ma anche una normativa piuttosto stringente che lo avvicina ai normali contratti di lavoro. I tetti annui di compenso sono 5.000 euro per ciascun prestatore cumulando anche più datori di lavoro, 5.000 euro per datore di lavoro considerando la totalità dei lavoratori, 2.500 euro nel caso che ogni “prestatore” lavori per “il medesimo utilizzatore”. C’è poi un limite di durata annua di 280 ore. I lavoratori hanno però diritto al riposo giornaliero, alle pause e ai riposi settimanali, secondo quanto la legge stabilisce in generale per tutti i lavoratori, all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e anche contro l’invalidità e la vecchiaia. I compensi non sono soggetti a tassazione Irpef, non incidono sullo stato di disoccupato o inoccupato, ma sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Più paletti per l’agricoltura. Per il lavoro agricolo possono essere utilizzati solo alcune categorie di lavoratori e cioè titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità, giovani con meno di 25 anni, disoccupati, percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione o di altre prestazioni di sostegno del reddito. Vale il limite del compenso minimo giornaliero, che corrisponde sempre a quattro ore ma la retribuzione viene invece commisurata ai compensi minimi stabiliti dal contratto collettivo di lavoro del settore. La prestazione inoltre non può superare un arco temporale di tre giorni.

Le notifiche. Il lavoratore riceve da parte dell’Inps la notifica delle comunicazioni dell'”utilizzatore” (il datore di lavoro): può scegliere se riceverle con sms oppure email. Il datore di lavoro può revocare la dichiarazione trasmessa l’Inps entro i tre giorni successivi a quello programmato per lo svolgimento della “prestazione lavorativa giornaliera”, altrimenti l’Inps entro il 15 del mese successivo procederà al pagamento.


 

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